(S)calcio
Riprendo quel che dice Mau sulle azioni e reazioni alla partite di calcio.
Ieri nel mio status di mezzaincomacausastudiosonnoecaldononinquestordine ho dato un'occhiata a "Figli di Eupalla" , programma tv sugli Europei, di quelli che vanno tanto ora (forse fintamente impegnati, forse fintamente svagati), con ospiti del mondo del calcio, commentatori del mondo del calcio a titolo vario ed eventuale, qualche personaggio dello spettacolo e le inevitabili "prezzemoline" (che, grazie al cielo, almeno ieri non hanno dovuto fingere di avere un'opinione su qualcosa di cui non sanno nulla).
Devo dire che normalmente non confido di ricevere eccezionali spunti di riflessione da programmi del genere, per quanto discreti e garbatamente condotti. Ieri sera, sorprendentemente, c'è stato un accenno di considerazione seria sul rapporto tifosi/sportivi, su come il possesso di una cultura calcistica dovuto alla pratica (cosa sempre più carente) possa portare a un atteggimento più maturo quando si assiste a una partita, magari a metà tra tifoso e sportivo (aggiungo io), e quindi anche verso tutte le vicende che coinvolgono i giocatori e che ormai occupano spazio (a mio avviso eccessivo) su giornali e tv e forniscono esempi niente affatto edificanti per chi allo sport si avvicina e mezzi di discernimento ancora non ne ha.
Chi pratica sport, sosteneva qualcuno dei presenti, impara certe cose (mentre il tifoso spesso si bassa sul "cuore" - opinabile) : avere senso della misura, come comportarsi, non lasciarsi trascinare da istinti...
Samuele Bersani (presente come ospite) mi ruba letteralmente le parole di bocca: "Allora mi chiedo cosa abbia imparato Totti..." (non è la prima volta che quest'uomo mi impressiona favorevolmente al di là delle sue canzoni, che pure apprezzo molto)
Insomma, non solo i tifosi, non solo gli sportivi...un po' di cultura sportiva farebbe bene anche a calciatori, giornalisti, proprietari, tutti gli attori di quello che sembra sempre più un baraccone...
p.s. il commento finale è proprio "l'animo della pubblicitaria" che è in te, Mau!
Il tatto uno non se lo può dare...
Capisco che il tatto sia un dono, non tutti ce l’hanno. In genere, come per il coraggio, per quanto ci si provi, "non ci si può dare il tatto". Si può ottenere qualche risultato, arrivare alla gentilezza o giù di lì, ma insomma… Capisco che le buone intenzioni e la sollecitudine siano lodevoli, forse più del tatto, specie verso le persone a cui non siamo legate, specie se magari è l’empatia a muoverci… Capisco che si dovrebbe essere sempre grati ai disinteressati tentativi altrui di farci notare qualcosa che non va, nello sforzo di migliorare noi stessi… Capisco…ma insomma, stamattina la portinaia poteva proprio evitare di fermarmi per dirmi che ho un "bel brufolo" in faccia!! (ma cosa pensava, che fossi uscita di casa senza accorgermene?!)
Il muro, unico media libero?
Riccardo Orioles su Zeusnews pone un'interessante quesito sulla situazione italiana dopo il decreto Urbani.
Devo andare a comprare una bomboletta?
See you later Aggregator
Sugli sviluppi recenti, prossimi venturi e probabili ecco qui il prepensionamento del Blog Aggregator 2.0.
Per una nuova versione, of course. Lavori in corso
Ultime dal campo
Allora:
1. sono a casa
2. sto ascoltando per la prima volta Radio Nation, progetto che proviene da Macchianera..ma non riesco a richiedere una canzone...vabbè riproverò!
3. io e Mau abbiamo finito e consegnato la fatidica tesina sui blog (appuntamento al 22 giugno per sviluppi ulteriori) che ha il non sottovalutabile merito di averci fatto entrare nel "tunnel della blogosfera".
Scuola mia non ti conosco
In riferimento al post di EmmeBi sull'argomento mi è tornata in mente una conversazione con alcuni ex-studenti del liceo "San Carlo"(noto liceo privato milanese).
io: "Be'...noi a giugno non andavamo praticamente mai a scuola, al limite entravamo da assenti"
uno di loro: "Cioè?"
"Cioè qualcuno entrava, magari per sostenere un'ultima interrogazione utile per il voto finale, ma i professori non segnavano la presenza e quindi questo qualcuno andava via dopo l'interrogazione".
"Noi andavamo fino all'ultimo giorno, ma l'ultimo giorno facevamo una festa in classe e...ah, ma dove andavate se non andavate a scuola?"
E io (che provengo da una città della Puglia a dieci chilometri dalla costa): "Come sarebbe a dire?! Al mare!!!"
"Ma...".
Espressione di stupore, due mondi estremamente lontani.
L'ultimo giorno di scuola, il problema dei sancarlini, mi hanno detto, era schivare i gavettoni con cui i ragazzi delle altre scuole li attendevano all'uscita. Espressione di conflitto sociale?!
Da noi il problema era non abbronzarsi troppo, chè l'ora di educazione fisica non era abbastanza per giustificare le scottature con i genitori (giustamente) sospettosi.





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