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Archivio Ottobre 2004

Cose che capitano /2 (pensa un po' se devi avere conferme da Tiziano Ferro)

di svaroschi (30/10/2004 - 13:16)

Capita che mi ritrovi davanti alla tv in stato di semipennichellapostprandiale.

Capita che sia Mtv e che, nella norma, stiano trasmettendo un video.

Capita che ascolti una canzone di un cantante che non ti piace e di cui trovi i testi incomprensibili almeno al 30% secondo i canoni della lingua italiana (sintassi, soprattutto). 

Capita che, al netto del solito 30%, la canzone in questione racconti con quasi totale esattezza, quasi impressionante, la tua vita negli ultimi mesi.

Capita che ci resti male:

1. perchè non è piacevole scoprire che Tiziano Ferro riesce a raccontare la tua vita

2. perchè se è così vuol dire che la tua irripetibilmente dolorosa esperienza di vita è comunissima e simile a tante altre

Unica e speciale, solo perchè è tua, non abbastanza diversa da non essere raccontata dalle parole di un cantante qualunque.

E quindi scopri di aver agito per il meglio .

E quindi...birra, grazie!

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Cose che capitano /1 (capita che io mi stupisca)

di svaroschi (30/10/2004 - 13:01)

Capita che mio padre entri in contatto con un vecchio amico del liceo dopo 30 anni.

Capita che questo amico viva a Roma da 30 anni, appunto, perchè ha fatto carriera nel giornalismo.

Capita che ora lavori per L'Osservatore Romano in un ruolo di rilievo.

Capita che racconti a mio padre che il suddetto giornale abbia ancora lo statuto della fondazione.

Che prevede che le donne non possano essere assunte.

Quindi ancora oggi le donne non possono scrivere per quel giornale (sarà un caso unico al mondo?).

Dopo tutte le parole sulla dignità della donna in campo familiare e sociale... Capita quindi che io mi stupisca.

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di svaroschi (30/10/2004 - 11:22)

"Probabilmente poi arrivi al punto in cui guardi quel dolore come se fosse lì, un metro avanti a te, dentro una scatola, una scatola a perta, in una vetrina di un qualche negozio. è duro e freddo come una sbarra di metallo. Tu lo guardi lì dentro e dici:Va ben, lo prendo, lo compro.Ecco cos'è. Perchè sai già tutto prima ancora di iniziare. Sai che il dolore fa parte del gioco. E dopo non puoi certo dire che il piacere è stato maggiore del dolore e che è per questo che lo rifaresti. Quello non c'entra niente. Non puoi quantificarlo, perchè il dolore viene dopo e dura più a lungo. Perciò la domanda vera è: Perchè quel dolore non ti fa dire: Non lo farò più? Quando il dolore è così forte che devi dirlo per forza, ma poi non lo dici."

tratto da uno dei racconti di                     

"Pezzo a pezzo", Lydia Davis  vedi la copertina

 

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It' s been a birthday...

di svaroschi (29/10/2004 - 13:42)

n.b. un giorno o l'altro smettere di parafrasare questa canzone dei REM per dare un titolo ai miei post

Il giorno si apre con tranquillità. La nostra eroina si era opportunamente addormentata alla mezzanotte e quarantotto minuti, in tempo per ricevere i primi auguri sbadiglianti dalle amiche coinquiline e preparata a una giornata intensa.

Sette ore dopo la Nostra apre gli occhi e dopo colazione fa un giro doccia-capelli, con tempi accuratamente calcolati per non intralciare Lorenza che andrà a studiare in biblioteca e Sara che andrà a lavorare.

Dopo pulizie e tentativo di ordine casalingo (c'è pur sempre una festa programmata per la serata), abbondantemente intervallate da telefonate di auguri, la Nostra va a fare la spesa e -1^ fatalità! - si accorge di aver dimenticato il portafogli e di avere con sè solo alcuni euro, il che renderà necessaria un ulteriore visita al supermercato...ma quando? mistero!...la parola d'ordine è non angosciarsi.

Si passa quindi al ricevimento del prof della tesi e - 2^ fatalità! - il portinaio (dopo confusioni, richieste e vario tempo perso) fa sapere di aver smarrito la lista e di averne placidamente aperta un'altra. Questo crea numerosi problemi alla sottoscritta fanciulla, che così passa da settima a tredicesima e finisce per aspettare quasi due ore e mezza prima di entrare a parlare col prof.

E qui la terza fatalità: il prof, che deve scrivere una lettera di presentazione e referenze (a me!) per un progetto che ha a che fare con la tesi, chiede (a me!) di scrivere la bozza e fargliela avere entro il pomeriggio, in pratica entro quattro ore.

Morale della favola, pranzo alle tre, mi concedo appena un rapidissimo caffè con Pole (con regalo e conversazione per un totale di minuti quindici) e alle quattro volo a portare un libro a un'amica. Segue giro commissioni ed estenuante seduta ai computer di facolt§Ñ per scrivere questa benedetta lettera, in cui, in sostanza, devo parlare bene di me e del mio progetto, cercando di essere convincente (il prof ha ridacchiato, mentre diceva "E parli molto bene di sè"...ora io lo adoro dal punto di vista umano, è un bravo giornalista ecc...ma questo non me lo doveva fare!!!!).

Alla fine riesco a mettere insieme una mezza pagina e la invio al prof, dopodichè corro via per ultimo giro di commissioni e spese pro festa. Segue ultimo giro di pulizie, ritiro della torta al cioccolato (signori, senza assaggiarla, non potete capire...) e preparazione della sottoscritta (nemmeno una foto, accidenti, non ne abbiam fatto nemmeno una!).

Nervosismo latente per defezioni dell'ultimo minuto (che mi porteranno ad avere in casa quantità spropositate di patatine e dolci e vino - che è un grosso male per una persona che due giorni fa ha dichiarato:"Devo dare una regolata alla mia alimentazione!").

Festa! Regali (preceduti da caccia al tesoro) per corpo, mente e anima e...a sopresa, serata in discoteca, bere gratis e (impensabile da parte mia) ballo su pseudo cubo per più di mezz'ora!!!

Sissignore, sarò pure una ragazza "brillante e impegnata, con un buon curriculum di studi e un innovativo progetto di tesi" (parole della lettera di presentazione), però, insomma, ogni tanto, è anche il caso di muoversi!!

Ch-ch-changes!!!!

n.b. l'autrice di questo post è andata a letto alle 4 ed è stata svegliata da un martello pneumatico sei ore dopo. Chiede venia per errori di ogni tipo ed entità e va a fare un giro, in attesa di tornare a dormire. Si prevede weekend (allungato fino a lunedì) con recupero di ore di sonno e disperati tentativi di mettere ordine nella propria metà della stanza.

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Happy birthday to me!

di svaroschi (28/10/2004 - 17:29)

La giornata è molto più movimentata del previsto!!

Prometto cronaca e intanto mi autogratifico, in attesa della torta vera, quella di stasera...cose che voi umani...

 

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Waiting for a birthday...

di svaroschi (27/10/2004 - 11:53)

Aspettando domani ecco un test di quelli da niente, tanto per perdere tempo.

E i miei risultati. Abbastanza fedeli (solo 3 o 4 di queste non corrispondono a verità).

OCTOBER:

Loves to chat. Loves those who loves them. Loves to takes things at the center.

Inner and physical beauty. Lies but doesn't pretend. Gets angry often.

Treats friends importantly. Always making friends. Easily hurt but recovers easily.

Daydreamer. Opinionated. Does not care of what others think.

Emotional. Decisive. Strong clairvoyance.

Loves to travel, the arts and literature.

Touchy and easily jealous. Concerned.

Loves outdoors. Just and fair. Spendthrift.

Easily influenced. Easily loses confidence. Loves children.

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Impressioni sparse

di svaroschi (26/10/2004 - 17:36)

Dovrei scrivere dei Web days, lo so.

Il giro Bologna-Torino-Milano-Bologna in 25 ore mi ha sfinito, la lucidità manca.

E allora dico "impressioni sparse", anche perchè al web days ci sono stata solo domenica pomeriggio (caldo atroce, per essere Torino).

Interessante l'intervento di Staglianò e anche quello di Granieri (che carisma, gente, che carisma! ecco perchè lo chiamano Guru).

Fondamentalmente niente di nuovo e qui dovrei essere contenta, perchè vuol dire che non sono messa così male come temevo.

In compenso ho avuto serie difficoltà relazionali.

Rimembranze dei tempi orridi della scuola media o del primo giorni di università: posti più o meno grandi dove tu non conosci nessuno e tutti, misteriosamente, sembrano conoscersi.

Insomma la solita timidezza si è fatta avanti dopo anni di presenza mascherata. Avevo accanto a me Proserpina e altre persone di cui solitamente leggo. Non ho detto chi ero, perchè ero lì, che ho un blog ecc. Insomma cose normali, che più o meno tutti avevamo in comune.

E se non fosse stato per Pietro (a proposito chi è Pietro? Hai un blog, Pietro? so solo che hai la suoneria di Bittersweet symphony sul cellulare...) non avrei nemmeno parlato con l'autore di uno dei prossimi libri che comprerò...

Insomma, per la prossima volta (rimedierò presto, almeno con Proserpina) prometto reattività e spirito d'iniziativa!!

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L'ombelico del mondo

di svaroschi (26/10/2004 - 16:52)

Vabbè, si sa che le pagine degli esteri sono le meno lette e si sa che, USA e pochi stati europei a parte, non si sa mai molto di altro.

In Paraguay ci saranno le elezioni due giorni prima che negli USA (con prospettive e considerazioni da fare) e l'ho scoperto qui.

In Bielorussia l'attuale presidente ha indetto un referendum per fare in modo di essere eletto per la terza volta (il limite è di due mandati, come negli USA) al termine del mandato in corso. I militari sono dalla sua, il referendum era così regolare che i risultati si sapevano prima che i seggi si chiudessero per iniziare le operazioni di spoglio delle schede.

Se ne parla in Russia e in pochi altri posti.

Personalmente ne sono venuta a conoscenza solo a causa di vicende personali: mio zio sta adottando due bambini bielorussi (uno è già venuto in Italia per qualche mese) e passa tempo su Internet alla ricerca di informazioni. A differenza dell'anno scorso, i bambini bielorussi verranno in Italia solo per un mese e, anzi, si sente parlare già di blocco delle adozioni.

In generale sembra che tutto questo mondo globale giri sempre negli stessi posti, che nel campionato dei paesi ci sia sempre una serie A e subito dopo una serie Z e per avere una promozione non basta la mancanza di democrazia, non basta il dolore diffuso e diluito, pervasivo, da soffocamento. Serve tutto e subito, con sangue, morti, gente che scappa e che piange. Tutto ripreso da telecamere. Possibilmente in prima serata.

P.S. Però se leggo Repubblica e sento il Tg3 (per dire di editori "schierati altrove") scopro che c'è fior di notizie degne di nota e mi sento tranquilla sapendo di essere informata sulle cose davvero importanti.

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It's been a web day.../tesi, step 1

di svaroschi (24/10/2004 - 17:44)

Che strana sensazione essere qui, ad ascoltare relazioni, a guardare gente che si conosce, guru e blogstar varie. Forse bisognava mettersi un cartellino col nome del blog...forse è solo una mia malattia, però mi aggiravo scrutando le persone, nella ridicola speranza di cogliere qualche indizio per individuare qualcuno dei miei blogger di riferimento.

Ed è anche una strana sensazione esser qui a bloggare wireless, vera applicazione delle potenzialità del web (programma futuro: portatile wireless, altrimenti gniafò)

Si ringrazia il personale, il barista gentilissimo, la città di Torino che mi intriga e che non riesco mai a visitare (seconda volta che vengo, seconda volta che devo andar via in giornata)...anzi, dato che il treno l'ho perso e il prossimo è tra un'ora, saluto il Web Days e vado a farmi un giro in centro...sperando che il senso dell'orientamento paterno non sia ereditario.

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Si chiamerà "L'Italia che cambia". E direi proprio di sì...

di svaroschi (24/10/2004 - 17:31)

Grazie a Picchi di giornalismo ecco un'ottima idea per un futuro regalo di Natale (si sa, meglio portarsi avanti col lavoro...). Se non altro, certe notizie avranno un posto, si spera uno e uno solo, per essere pubblicate.

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Le parole sono un'opinione...

di svaroschi (22/10/2004 - 11:33)

Buttiglione chiede scusa.

"Non intendevo offendere donne e omosessuali".

Ma allora cosa intendeva?

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...ad esempio la lingua italiana?

di svaroschi (22/10/2004 - 11:07)

Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha

(G.Curreri, S.Grandi, V.Rossi - V.Rossi, S.Grandi)

Ecco, non l'avevo mai sentita per intero, questa canzone di Vasco Rossi, è capitato ieri per la prima volta complice lungo viaggio in macchina...

Inizialmente pensavo di non aver sentito bene ...no, no, il testo è proprio così...ho aspettato invano un "n" o un "nno"...alla fine l'ho detto io...

....ignara di anticipare uno dei leitmotiv del nuovo spettacolo di Alessandro Bergonzoni. Chi conosce Bergonzoni sa che è totalmente inutile provare a spiegare "di cosa parla un suo spettacolo"...quindi predisporsi al micidiale e andare a vederlo!!

 

update: riferendomi a Bergonzoni, prendo in prestito il termine "alchimista" dalla recensione che Repubblica fa del suo spettacolo

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Dio non vota

di svaroschi (19/10/2004 - 13:13)

Bandito da reti televisive varie ed eventuali, Beppe Grillo dice la sua su Internazionale.

E ci ricorda che non si dovrebbe tirare in mezzo alla campagna elettorale chi (Chi?) non va nemmeno a votare, per quanto illustre sia...

Anzi.

(per la cronaca trovo sommamente irritante chi si autoelegge "braccio di Dio" et similia in qualunque contesto)

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Campagna elettorale fai-da-te

di svaroschi (19/10/2004 - 11:34)

Su un sito americano è possibile mettere online video a supporto dei candidati alle elezioni presidenziali. Insomma si può sostenere il proprio candidato. Una forma significativa di espressione "dal basso"?

Se la risposta dovesse essere affermativa bisognerebbe però porre attenzione a quello che fa notare  Dan Gillmor...

(Dan Gillmor)

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Autoreferenziali...purchè serva

di svaroschi (12/10/2004 - 21:40)

Certo, spesso si accusano i blogger di essere autoreferenziali...

Il problema, purtroppo, è che tanta gente usa lo strumento blog senza interrogarsi sulle potenzialità informative (dove quest'ultima parola va intesa in senso ampio e non solo in termini giornalistici), sulle possibilità e sull'uso consapevole che se ne può fare.

Quindi ben vengano gli esperimenti di Underblog e le sintesi di Gattostanco, quale che sia il genere dell'esperimento.

E non sarebbe male anche se qualche blogger riflettesse un po' sui rischi dell'uso dei blog, anche senza teorizzare, anche solo applicando i risultati delle proprie riflessioni (anche se...autoreferenziale per autoreferenziale...).

[segnalo il nuovo numero di Problemi dell'informazione, con un interessante dossier sui blog gionalistici]

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Fuori dalla stazione di Foggia

di svaroschi (12/10/2004 - 21:29)

"Mi scusi, non conosco la strada per uscire dalla città. Me la può indicare?"

"Lei è pratico della città?"

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Ricordarsi di non sottovalutare le conseguenze dell'amore

di svaroschi (08/10/2004 - 12:37)

Ricordarsi di non sottovalutare le doppie letture di una frase.

Ricordarsi di non sottovalutare la bravura di Toni Servillo, più bravo di quanto si possa spiegare.

Ricordarsi di sottovalutare le affermazioni di Tarantino quando dice che la Palma d'oro a Michael Moore non era un premio politico. O, se non altro, i suoi gusti in fatto di cinema.

(Le conseguenze dell'amore)

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Make it all okay

di (07/10/2004 - 11:20)

You threw away the ballast and you rowed your boat ashore
Didn't you, now? Didn't you?
You made your ultimatum too big to ignore
Didn't you, now? Didn't you?

So you worked out your excuses,
turned away and shut the door.
The world's too vast for us now,
and you wanted to explore

It's a long, long long road
And I don't know which way to go
If you offered me your hand again I'd have to walk away.

When I saw you at the street fair, you called out my name
Didn't you, now? Didn't you?
You said we could start over, try and make it all okay.
Didn't you, now? Didn't you?

So our past has been rewritten
and you threw away the pen.
You'd said that I was useless,
but now you'll take me in again

Well Jesus loves me fine.
And your words fall flat this time.

Was it my imagination, or did I hear you say,
"We don't have a prayer between us."

Didn't you believe that I have finally turned away?
Didn't you, now? Didn't you?
Anything to hold onto to help me through my day.
Didn't you, now? Didn't you?

Jesus loves me fine.
But his words fall flat this time.

It's a long, long long road
And I don't know which way to go
If you offered me your world, did you think I'd really stay?
If you offered me the heavens, I would have to turn away.
Was it my imagination, or did I hear you say,
"We don't have a prayer between us."
Didn't you, now? Didn't you, now?
Didn't you?

(R.E.M.)

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Città senza cittadini

di svaroschi (07/10/2004 - 11:13)

Per chi vive in una grande città ci sono cose su cui si riflette presto o tardi.

Anzi presto e basta quando, come è successo a me, ci si trasferisce da un grande paese a una grande città. Si viene catapultati in un mondo nuovo fatto di persone e cose totalmente fuori dalle prospettive precedenti. Si conoscono realtà nuove, prime fra tutte la miseria e la difficoltà di integrarsi, che le grandi città ostentano in varie forme. I paesi le contengono in ugual modo, ma in forme meno varie e più circoscritte. Meno visibili.

Poi, purtroppo, come per tutto forse, ci si abitua. Ci si stacca da quella che può essere pietà o compassione o chissà che altro.

La città è complicata, la città è molteplice. La città attrae, ma poi respinge.

No, le persone respingono. Le persone rinunciano (piuttosto che scegliere, forse) a essere parte di qualcosa, rinunciano agli altri.

 

Succede spesso di farci guidare da pregiudizi nelle azioni spicciole. Noi, proprio noi, così tolleranti (dopo analisi meditata, “tolleranza” risulta essere una parola orrenda, tra l’altro), noi che non faremmo mai un discorso razzista e rispettiamo (o tolleriamo?) la diversità. Però poi ci capita di vedere un tizio trasandato o di colore ed ecco, nel migliore dei casi, ci ritraiamo.

Carlo parla di un episodio che probabilmente è capitato a tanti di noi e riflette:

Un elemento ha accomunato quell'uomo a me: la consapevolezza. Consapevolezza dei ruoli, della diffidenza quotidiana, dei pregiudizi e delle aspettative che quei pregiudizi possono lasciare irrealizzate, in una grande città del nostro grande Paese […] Al punto che, di fronte a un semplice gesto di attenzione, quell'uomo si è sentito spinto (forse per sua abitudine, non certo mia) a ringraziare con un altro gesto, fisico, intimo; a scambiare quello che in una chiesa credo tutt'ora si chiami un segno di pace.

 

La conclusione parla della città di Milano, ma non è forse così lontana da analoghe considerazioni relative alle grandi città in generale. Almeno per quel che vedo io vivendo a Bologna.

E' proprio la logica del "cosa costa" che non è più accettabile.

Purtroppo costa molto. Il prezzo è la diffidenza, il silenzio, la chiusura, l'intolleranza nei confronti di chiunque, anche di chi prova a integrarsi cercando lavoro e mettendosi in regola; quella "stanchezza quotidiana" che sta facendo rinchiudere Milano in se stessa, nella convinzione di essere capace di andare avanti a prescindere, nella pre-sunzione del suo pre-giudizio: il giudizio di essere davanti, migliore, prima appunto. Ma da sola.

 

Sempre più distanza, diffidenza.

Sempre più cittadini senza città. O meglio, cioè peggio, sempre più città senza cittadini.

 

(leggete tutto il post - ne vale la pena!- su Fuori dal coro)

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La zona ambigua della smentita

di svaroschi (07/10/2004 - 11:01)

Cosa pensano le persone quando credono che uno dei più grandi intellettuali italiani contemporanei si sia pronunciato circa questa moderna istituzione nazionalpopolare qual è diventata la velina? La frase “Siamo tutti veline” è lì, prima di ogni stacco pubblicitario (almeno così leggo su Webgol) del programma per l’elezione.

Alcuni intuiscono che l’intenzione di Eco sia positiva, benevola o quantomeno di “sdoganamento”(parola che non mi piace, ma fa niente). Molti suppongono che dietro ci sia qualcosa di estremamente profondo, a seguito di una notevole e meditata analisi, ma prendono la frase per buona, magari non ritenendosi all’altezza di tale riflessione (il rapporto tra intellettuale e pubblico è un altro problema---!nella lista di cose di cui parlare!---)

Curioso che

"Però tutti coloro che mi hanno interrogato su quella frase non mi hanno mai domandato perché avessi pronunciato una bestialità. Al contrario, si congratulavano o mi chiedevano quale fosse il senso profondo della mia affermazione. Se la frase appariva in televisione, andava presa sul serio." (Umberto Eco)

Questo è sintomatico. Purtroppo.

Su Webgol, Antonio Sofi parla della diffusione (qualitativa e quantitativa) che può avere una frase come questa. A quanto pare, ad esempio, ci sono persone

che semplicemente hanno accolto questa affermazione nel loro bagaglio retorico. A spulciare nei circa 50 risultati di google si trovano alcuni blog, periodici on line, ma c'è anche chi l'ha messo come signature nello user di un forum. Per dire.

Questo è un esempio minimo e innocuo, in fondo. […]Ma altre volte è successa - e può sempre succedere - anche per temi e argomenti più importanti di questo: informazioni che si sono velocemente diffuse e successivamente sono state smentite o confutate.

La velocità di diffusione di una informazione è (potenzialmente) molto elevata (via passaparola, via media, in rete), ma funziona in modo dissonante rispetto alle smentite e alle correzioni”.

 

Dov’è il limite fra la “libertà di rete” e la tutela della privacy di eventuali soggetti di queste informazioni?

Sofi prosegue:

”Quali sono le zone ambigue? Il pezzo pubblicato, per esempio, che rimane lo stesso. I giornali hanno l'obbligo di legge (se accertata la non veridicità - ma spesso è atto di mutua gentilezza) di pubblicare la smentita dando ad essa lo stesso spazio dedicato all'articolo sotto accusa. Ma non possono certo modificare l'articolo apparso nel giornale del passato, che rimarrà tale e quale nelle case di chi l'ha comprato, nelle biblioteche, negli archivi dei giornali. (Chissà se lo cambiano negli archivi on line, o ci mettono una nota). Ambiguità che si accentua con la rete”.

Il blogger, ad esempio. Che magari non si chiede cosa accadrebbe se fosse lui a trovarsi in una situazione del genere.

Cosa dovrebbe fare il blogger in situazioni come queste? Ha dei doveri quando scrive?

Alcuni sottolineano come l’attuale assenza di regolamentazione del sistema blog sarà destinata a scomparire. “Il rischio, osserva Carlo Formenti “è quello insito nella sensazione di totale libertà e onnipotenza data dai blog. Probabilmente, come già ora accade in America, i blogger andranno incontro a censure e contraccolpi di tipo giuridico o politico”. Insomma, potrebbero arrivare querele, per esempio, o limitazioni della libertà di espressione.

Le conseguenze? Presumibilmente maggiore attenzione e autocensura e poi una scrematura fisiologica.

E se, come tempo fa ha scritto Sofi, il sistema dei weblog trovasse un suo spazio nella sfera giornalistica?

“La vera potenzialità intrinseca dei blog è proprio quella di abitare lo spazio intermedio dell’approfondimento giornalistico.
[…]Nei blog la risorsa tempo non è così scarsa ed esigente come per altri soggetti dell’informazione professionale, e Internet, da questo punto di vista, dà infinite possibilità comparative.[…] I blog quindi, a mio parere, creano a tutti gli effetti un nuovo campo giornalistico.

Un campo che si inserisce coerentemente all’interno della terra di nessuno intermedia generata dalla velocizzazione del giornalismo, e con alcune caratteristiche assai distintive, tra cui la capacità di restare comunque attaccato al presente e all’attualità, dato il suo aggiornamento continuo, la possibilità di approfondire la notizia e di contestualizzarla, e di sfruttare al meglio la condivisione della conoscenza tramite un approccio divulgativo e personalizzato”.

 

Il primo problema, a monte, è che manca la percezione della necessità della correzione, dell’esigenza della correzione.

Il secondo è pratico. Come sfruttare le potenzialità del blog in merito alla suddetta questione?


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