Messaggio a reti unificate
A quelli che "qui non cambia mai niente", perchè le cose cambiano, basta aprire la porta o, almeno, la finestra. Fare un giro su se stessi a occhi chiusi, fermarsi all'improvviso e guardare le cose da un'altra prospettiva.
A quelli a cui il 2004 ha portato via una persona cara, a quelli a cui ha portato una persona nuova. In modo di fare i conti con la vita (chè ogni tanto viviamo e ci dimentichiamo che lo stiamo facendo).
Alle novità e alle pochissime certezze, mai troppe, per favore.
A chi si ritrova più forte e a chi si scopre più debole.
Ai nuovi progetti, speranze, progressi, propositi e alla voglia di ricominciare, di cambiare, di crescere.
A quelli che non smettono di crederci.
Agli uomini di buona volontà, sta scritto da qualche parte...
FELICE 2005!!!
n.b. ovviamente anche a quelli che si ritrovano a passare l'ultimo dell'anno soli a casa con virus influenzale e non trovano niente di meglio che scrivere un post con gli auguri di buon anno sul proprio blog.
E a chi non è a casa nemmeno lontanamente, per essere gli occhi della gente.
Ohio recount
Wonkette si è scocciata di sentirsi dire che non copre le notizie o che le copre male (vedi ultime elezioni USA).
E così dà questa notizia, forse inutile a questo punto, però...
E insomma, stavolta non sono previsioni o roba del genere. Almeno credo...
Red e Toby
(il sottotesto del titolo è da neuro...o da chi ha visto molti cartoni animati -le due cose non sono mutuamente esclusive)
Su Poynter online Steve Outing spiega cosa i giornalisti possono imparare dai blogger.
E viceversa, si capisce.
Tra le altre cose, Outing ha la netta impressione (e non è il solo) che presto o tardi qualche blogger finirà sotto accusa per diffamazione. E che non saprà come cavarsela. Steve Reubel, intervistato insieme ad altri da Mark Glaser, afferma quasi di augurarselo, per un motivo ben preciso:
"In 2005 [...] one or more bloggers will be sued and perhaps even successfully prosecuted for libel. This will force the more dedicated bloggers to organize in some way to set up a legal defense fund and also push harder to get the same First Amendment protections the mainstream media get." -- Steve Rubel
Insomma, almeno dall'altro lato dell'oceano, c'è chi è convinto che i blogger abbiano quasi gli stessi strumenti dei giornalisti* e che dovrebbero usarli e darsi una parvenza di regolamentazione. Forse non si può parlare di deontologia e l'etica sembra qualcosa di astratto e volatile. "Regola" è magari una parola brutta, però...
In compenso (e anche per quello di cui sopra) i blogger non dovrebbero guardare così male l'eventuale presenza di un editor.
Tanto per tornare sulle amletiche domande sul rapporto tra giornalisti e blogger chiudo con Staci Kramer che di recente ne ha scritto su OJR:
"...some very good journalism is being committed both by professional journalists who blog and bloggers who choose to be citizen journalists. I define the former as someone who trained to be a journalist and/or someone who makes his or her living as a journalist. (Personally, I prefer to think that anyone who claims to be a journalist is also opting to adhere to generally accepted journalism ethics and standard journalistic practice. Otherwise, why call yourself a journalist? It's not like it's the most respected occupation these days.)"
*incluso il Freedom of Infomation Act che permette a tutti (!) di avere accesso a documenti raccolti dalle agenzie federali (ognuna responsabile per i propri)
Citazioni citabili
"Dai...non vorrai dirmi che gli uomini sono tutti uguali?!"
"Uhm, magari no...non so se sono tutti uguali. Certo che ce ne sono alcuni che sono più uguali di altri"
Cittadini attivi si diventa (?)
L'inchiesta è ufficialmente online e io sono ufficialmente in vacanza...se così si può dire di un lavoro che, non essendo retribuito, proprio lavoro non è.
Romanzo criminale
Già il titolo mi piaceva. Mi sembrava quasi un ossimoro, anche se non lo è. Due parole prese da mondi (semanticamente, anche, per dire..) diversi. E poi c'era stata una puntata di Blu Notte ascoltata di sfuggita.
"Romanzo criminale" era il libro di cui avevo bisogno in questi tempi di parcellizzazione di minuti, momenti, impegni, studio, riunioni eccetera.
Un bel romanzo corposo, pieno di personaggi più che ottimamente descritti...da subito ci si sente dentro questa malavita romana, piena di nero che più nero non si può, ma anche di inaspettati momenti comici e sprazzi di dolore e malinconia.
Be'...c'è chi scrive recensioni più efficaci della mia (leggete questa di Wu Ming).
Io posso dire solo questo: mi sono presa un weekend di pausa da tutto il resto.
E ho letto Romanzo criminale.
Il vicino di casa /4
La mia coinquilina Sara aspettava l'ascensore.
Il portone si apre ed entra un uomo.
A un'occhiata distratta, un uomo biondo in tuta mimetica e con un borsone dell'Esercito in mano.
A un'occhiata più attenta, il nostro vicino di casa in tuta mimetica e con un borsone dell'Esercito in mano.
"Buongiorno" ha detto Sara, stupita, aprendo la porta dell'ascensore.
"No, entri pure, io salgo dopo" ha replicato lui, immancabile.
Commenti di principio
SE Wittgenstein mettesse i commenti potrei magari far notare che quella frase compare su Vanity fair, ma una rapida lettura alla suddetta copia (dimenticata in giro dalla compagna di stanza) della rivista rivela che la frase non è di Muniz ma di Vanessa Incontrada.
Della qual cosa non me ne potrebbe fregare di meno. Ma è per il principio.
Il vicino di casa /3
Avevamo la cassetta delle lettere in comune con le precedenti vicine, quattro studentesse come noi.
Il proprietario di entrambi gli appartamenti ne ha messa un altra per sè.
Poi ha venduto l'altro appartamento al campione di cui sopra (e sopra) e quindi la cassetta comune resta a noi. Il vicino ha opportunamente deciso di installarne un'altra.
Ci siamo però ricordate che tra le sue chiavi c'era quella della cassetta della posta e, dato che noi ne abbiamo una sola, abbiamo pensato di chiedergliela.
"Ah, non so, non credo di averla" risponde lui.
Chiamiamo le precedenti vicine (credere nella buona fede del vicino, niente preconcetti, non pensare male del vicino, ripetere queste parole ogni volta che ce n'è bisogno, cioè ogni volta che si incontra il vicino) per sentirci dire che ovviamente no, non hanno le chiavi della cassetta della posta, le hanno date al vicino.
Torniamo da lui e con cortesia glielo facciamo presente.
"Ah, no, ho controllato (?!), non ci sono chiavi simili alla vostra" ripete.
"Magari possiamo provarle" insistiamo noi.
"Guardate, può essere che la chiave ci sia, ma sia diversa la testa, io sono abbastanza esperto" (ma fa il ferramenta o lo scassinatore?!).
Rimaniamo d'accordo che ci farà sapere.
Due giorni dopo le chiavi compaiono. Senza che nessuno ci avvisi. All'interno della cassetta del padrone di casa, non nella nostra.
186° posto
Classifiche delle università di tutto il mondo.
Repubblica non ne parla con entusiasmo...
...ma in fin dei conti è questione di punti di vista, no?
L'importante è accontentarsi di quel che si ha, pare.
Bella senz'anima
Scrivo dai computer - a navigazione libera! - del nuovo megastore Mondadori di Bologna (via D'Azeglio).
Megastore a due piani, con libri divisi per categorie, settore dvd, videogiochi x Playstation &co., poltrone hi-tech dalla bizzarre forme, settore "digitale" con computer, fotocamere e analoghe amenità in vendita, bar fashion e finanche un bel libro foto-biografico (esiste questa parola?bo...facciamo sì) di O.C. per Axell...
Brutto questo posto, saranno i neon, il bar iperelegante e fuori luogo ovunque se non, forse, in una puntata di Sex and the city, o l'impressione di efficienza estrema della serie "qui trovi tutto quello che piace alla gente che piace"...insomma, dico, c'è addirittura un settore dedicato alle diete sotto la dicitura "dietetico".
Eh, sì, sto metaforicamente sputando sul computer da cui scrivo, ma mi sa che torno alla Feltrinelli. Lì i commessi mi conoscono...mi odiano tutti, ognuno per un motivo diverso (uno ha anche tentato di uccidermi). Poi vabbè, se capita un giro da queste parti, a sfruttare un po' di navigazione libera...suvvia, mica ne faccio una questione di principio...
Il vicino di casa /2
Abbiamo trovato la nostra cantina sbarrata e chiusa con un lucchetto.
Ci siamo informate e abbiamo scoperto che in realtà è quella del vicino. L'attuale appartamento del vicino apparteneva al nostro padrone di casa e c'è stata un'inversione di cantine. Dalle planimetrie risulta che la nostra cantina è in realtà sua. Dentro, però, c'era la nostra roba. Il geniale esemplare di uomo che ci abita a fianco ha pensato bene di buttare tutti i cartoni vuoti e anche quelli pieni, poi qualche vocina nel cervello gli ha suggerito di aspettare, almeno per quanto riguarda quelli pieni, e di informarci.
"Non sapevo se le cose lì dentro fossero vostre. Ho chiesto al padrone di casa e ha detto di sì" sostiene.
(glielo avevamo già detto anche noi più di una volta)
"Dovete spostare le cose nell'altra cantina. Le chiavi forse sono nel mazzo che mi ha dato il proprietario" continua.
Va bene, scendiamo in cantina. E lì scopriamo che lui vuole farci portare fuori tutto, ma, anche se ha le chiavi (dice di aver controllato) non ha potere legale di aprirla: in altre parole, dovremmo portarci tutto su, in casa, chiedere il permesso al proprietario (che in pratica l'ha già dato, dal momento che la cantina fa parte del nostro regolare contratto di affitto!) e poi riportarle nell'altra cantina. Il tutto è palesemente assurdo e con non poche difficoltà riusciamo a convincerlo ad aspettare almeno un pomeriggio, il tempo di chiamare il padrone di casa, il quale si fa due grasse risate sulla natura del nostro nuovo vicino e promette che lo chiamerà e gli rispiegherà tutto ("Ragazze, gli avevo già detto tutto, mi ha chiamato tre volte per verificare").
Allora, e solo allora, acconsente ad aprire la cantina, stando bene attento a non aiutarci nemmeno per sbaglio.
Quando torniamo all'ascensore (lui e due di noi) ci fa: "Salite voi, magari è troppo pieno"
"Guardi, siamo in tre, possiamo salire tutti e tre".
"No, no, aspetto".
E aspetta davvero a piano terra. Quando siamo arrivate ha richiamato l'ascensore ed è salito da solo.
Customer care
Telefonata al 119 (servizio clienti TIM)
D: "Guardi, sto provando a ricaricare il cellulare con la tessera, ma mi dice che il codice è inesistente"
Operatore: "Ho controllato, la ricarica è stata effettuata, non si preoccupi"
D: "Grazie mille"
Operatore: "Prego. Buona serata. Un bacione!"
...and the winner is...
Io!!!! Svaroschi goes to U.S.A.!!
(nonostante orologi mentali sfasati)
Per la prossima stagione autunno/inverno...sarò esattamente qui!!!!





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