Dato che si puo' resistere a tutto tranne che alla diffusione quasi esclusiva di Mac bisogna correre ai ripari.
Il che vuol dire nuovo blog. E abbiate pazienza. Insomma il blog "cugino americano" ora c'e'. Ed e' questo:
Vassar storie(s)
(Come potete vedere dall'indirizzo ho deciso di appropriarmi del nome "Svaroschi")
Quando arrivi scrivi
Dai commenti si nota un non troppo implicito "Quando arrivi scrivi". Ed eccomi qui. Nel cuore dell-istruzione universitaria ultraliberal. Al primo piano di una casa bianca (in quanto equiparata a una ricercatrice non sto nei dormitori,no no). Una sociologa come landlady e un cane nero grande quasi come un pony. Il college e' prevedibilmente uno spettacolo, la gente e' di un'informalita' tale da rasentare l-incredibile. Sono ancora sotto effetto jetlag e le mie abitudini alimentari ne risentono (ma anche il mio sguardo non sveglissimo e' significativo). Ah, qui sono quasi tutti Mac (la nemesi, Suz!), che poi e' il motivo per cui il post e' un po' scalcagnato. E ve lo tenete cosi'. Al piu' presto un altro dispaccio dalla East coast. Qui Vassar College, tutto bene. Passo e chiudo.
Affetta da una strana forma di afasia...
Ci sarebbero un sacco di sensazioni contrastanti da descrivere a questo punto. Davvero troppe per questo momento frenetico e denso di cose da fare e ricordare. Troppo per questa versione di me stessa in perenne fibrillazione da ormai quarantotto ore.
Tutto corre troppo veloce per trovare le parole, adesso. Ed è la mia nemesi storica: riuscire finalmente a vivere il momento (io che non sono mai stata capace di farlo), proprio ora che si moltiplicano le cose su cui potrei rimuginare e si affacciano mille cose da fare il ritorno. Da non crederci.
Ora però c'è solo il viaggio. Aereo giovedì.
Prossimo post da oltreoceano.
Il torneo Tremaghi si avvicina...
Il trailer (in inglese, sottotitoli in francese) di "Harry Potter e il calice di fuoco"
(via Principe)
Alienazione...
In questa città la gente non ride.
Me l'hanno fatto notare ieri sera. Quando ci siamo fermate al solito angolo per salutarci me ne sono accorta anch'io. Le persone camminano in gruppi e stanno zitte. E non sorridono. Guardano davanti a sè, in silenzio. Ci osservano quasi stupite, noi che parliamo e ridiamo (e sghignazziamo anche un po' prendendoci in giro).





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