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Categorie in (mass)media stat virtus...?

Are you going to Tv Fair?

di svaroschi (27/07/2005 - 09:57)

Ieri fiera dell'inutilità televisiva, tanto per cambiare.

A volte il mio senso civico mi dice che dovrei guardare la tv in tarda serata e usufruire dei dibattiti televisivi relegati a tarda ora, chè il rigetto che ho verso la politica negli ultimi tempi non va bene, no no.

So che magari potrei e ieri ci ho provato, eh. Però quando sono finita su "Punto e a capo" ho avuto i brividi. I conati sono iniziati quando ho sentito che il tema della serata era un libro che raccoglieva gli insulti al premier. L'obiettivo era naturalmente quello di mostrare la degenerazione dello scontro politico, degenerato nelle offese personali ecc.

Per dare un tocco di classe, o forse perchè nessun altro aveva voglia, c'erano quattro donne a dibattere il tema, due per parte, ovviamente, perchè la par condicio non si nega a nessuno. (E poi non vi azzardate a dire che in Italia le donne non hanno ruoli politici di rilievo, guardate qui!)

Il tenore della conversazione lo lascio intuire, anzi immaginare, anzi devo immaginarlo pure io, dato che l'interesse era tale che intanto sono andata nell'altra stanza a sistemare delle cose e a fare altro per un po'. Sono tornata appena in tempo per sentire Elisabetta Gardini, portavoce del premier (o una cosa del genere), che spiegava "Io ho interrotto lei per la proprietà transitoria: cioè perchè lei aveva interrotto me". Sospiro di sconforto (mio).

Ecco. Quattro donne, chissà, magari intelligenti, che parlavano di un argomento inutile, magari dicendo cose assurde. Quando ha preso la parola una deputata della Lega che parlava come l'uomo da lei fortemente difeso (in altri contesti si poteva pensare a un'imitazione, invece no) il mio limite personale era stato oltrepassato e così ho fatto quello che molte donne avrebbero fatto al mio posto.

Perso per perso, ho cambiato canale e mi sono messa a vedere le repliche di Sex and the city.

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C'era un ragazzo che come me amava il Mac e l'Ipod...

di svaroschi (30/06/2005 - 12:45)

(le mie citazioni musicali precipitano verso il baratro)

Come scrive il Tribune:

"Nicholas Ciarelli is an excellent journalist. Too bad. The poor kid is likely to be bankrupt before he is old enough to buy beer. All because he is very good at what he does, and because he does it on the Internet".

Nick Ciarelli è un ragazzo di 19 anni tanto appassionato dei prodotti della Apple da mettere su un sito, Thinksecret, pieno di notizie, informazioni e anteprime(attenzione!) sui prodotti in uscita, pratica peraltro abbastanza diffusa per quanto riguarda il settore.

Gennaio 2005: la Apple mette sotto accusa Nicholas Ciarelli. L'accusa della Apple si basa sui seguenti punti:

  • le notizie pubblicate da Think Secret costituiscono segreti aziendali  
  • Ciarelli ha quindi infranto la legge per procurarsi le suddette informazioni

E qui il punto. Ciarelli si rifiuta di rivelare le sue fonti. Forse è questo che preme maggiormente alla Apple, considerato che, come fa notare Annarita Gili su Apogeonline (uno dei pochi a trattare la vicenda), è inverosimile che le due settimane di anticipo delle notizie pubblicate da Ciarelli rispetto all'uscita del prodotto possano aver provocato considerevoli danni.

“Considerare un giornalista responsabile per tale attività rischia seriamente di interferire con il diritto pubblico all’informazione" dice Dan Gillmor nella dichiarazione a favore di Ciarelli presentata alla Corte della California (dove il processo ha luogo).

Insomma, una situazione che in Italia sembrerebbe fantascienza. E forse è questo il motivo per cui non se ne parla.

 

N.B. Per chi è interessato, ci sono anche petizioni online per sostenerlo.

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Giornalismo d'altri

di svaroschi (15/06/2005 - 16:33)

Sean Penn fa il giornalista a Teheran in occasione delle elezioni presidenziali.

(New York Times)

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Ai blogger di Bologna e limitrofi...

di svaroschi (21/04/2005 - 11:39)

(nonchè a chi interessa)

Il prossimo 27 maggio a Casalecchio di Reno (BO) si terrà un dibattito sulla cittadinanza e le nuove tecnologie: come far sentire la propria voce. L'evento fa parte di un festival di tre giorni a conclusione di una serie di workshop che si sono tenuti quest'anno presso il centro giovanile ExTirò e organizzati da Micromacchina.

I blogger (e non solo) sono invitati e molto graditi.

Per ulteriori informazioni sul dibattito e su tutto il festival ecco il blog dell'evento.

Sì, lo sto curando e seguendo io, quindi se avete domande, osservazioni, critiche ecc sapete a chi rivolgervi...

Partecipazione è la parola chiave di questo e altri progetti (coming soon)

 

Ecco la presentazione del dibattito:

Centro giovanile ExTirò, 18.45

DIBATTITO-Racconto io la mia città. I ragazzi de La città creativa (workshop Intervisto) dibattono con vari blogger sul tema “Io giornalista: la mia voce in rete”. Al termine aperitivo musicale coi Galimatia

Io giornalista: mia voce in rete

La città su blog e siti web

Scopriamo come la nostra città è caduta nella “rete”. Forum online, diari interattivi e siti web ce la raccontano… I ragazzi di Intervisto chiamano a raccolta i blogger di Casalecchio e dintorni. Insieme a loro navigheranno verso le frontiere del nuovo giornalismo.

 

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L'uomo che volle farsi blogger

di svaroschi (30/03/2005 - 10:17)

Come diceva Alessio nei commenti a questo post"in realtà il blogger non esiste, con buona pace di tanti pseudo-commentatori".

Il blog è modalità, non identità. Ciò non toglie che se uno vuole avere un blog dovrebbe prima avere un'idea di cosa si tratta, piuttosto che cavalcare un'immaginaria onda.

Questo per dire della chiusura del blog di Prodi, su cui è stato già detto molto, forse tutto (e io mi scoccio a ripetere cose già dette - e meglio - da altri). Quindi, così per concludere, segnalo l'analisi di Antonio Sofi su Webgol. 

(in attesa di altri esperimenti?)

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Campagna elettorale

di svaroschi (23/03/2005 - 10:23)

Negli ultimi giorni la visione degli spot elettorali regionali e comunali (e in genere è qui che viene dato il meglio) sta diventando parte integrante del mio risveglio mentre, spalmata sul divano, faccio zapping aspettando che tutti si siano preparati e siano usciti (gioie della studentessa fuorisede quando torna a casa).

Con occhio critico e mezzo addormentato guardo divertita. Alcuni hanno una certa originalità, altri una comicità prevalentemente involontaria, quasi tutti mostrano diciamo artigianalità: in altre parole, è mai possibile che non si riesca a trovare uno speaker che non abbia spiccata cadenza pugliese!?

In ogni caso la performance più inquietante è di stamattina: un uomo, candidato alle regionali, si aggira per il lungomare di Bari dicendo: "Forza Italia ieri, Forza Italia oggi, Forza Italia domani". Direi che è il segnale di mettersi a fare altro. Non ho visto niente di così inquietante da quando ho visto "IT" in tv. E avuto incubi per una settimana

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Un anno da ricordare

di svaroschi (21/03/2005 - 13:15)

"The emergence of a decentralized media universe".

Questa è una evidente caratteristica del mondo dei media nel 2004, secondo Merrill Brown, editor di MSNBC.com fino al 2002.

"So while news institutions struggled to map their futures, what became clearer than ever in 2004 was the emergence of a decentralized media universe. [...]

In a world of dwindling resources, a world of falling daily newspaper readership and fragmented television news audiences, who will produce the journalism of scale and importance that informs citizens about national political campaigns and international conflict? Bloggers? Citizen journalists? The software developers who produce RSS readers?"

A Year to Remember in Internet News è un saggio che fa parte di una ricerca sullo stato dei media americani, intitolata "The State of the News Media" pubblicato da Journalism.org.

(J.D. Lasica, Treviso New York Nietsche, Journalism.org)

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Di blog in blog

di svaroschi (11/03/2005 - 11:55)

"Mauro Andrea Cremonini, ricercatore del Dipartimento di Scienze degli Alimenti, dallo scorso 21 febbraio, ha scelto il blog per dialogare con i suoi studenti."

Veramente lo sapevo già, ma noto che anche il magazine online dell'università di Bologna se n'è accorto e che l'articolo di Silvio non contiene strafalcioni macroscopici (cosa che un po' mi aspetto sempre in questi casi).

Complimenti a Mauro con il suggerimento, se possibile, di implementare i commenti (il dialogo, per definizione...) e una domanda: chi sarà questo cugino che ha scritto un libro sui blog?

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Little glamour in the briefing room...

di (08/03/2005 - 10:33)

...ma almeno c'è speranza: Garrett M. Graff è il primo blogger accreditato alla Casa Bianca.

Anche se, pare, la prima impressione è poco entusiasta: insomma, la briefing room non è proprio come uno se la immagina...

Per quel che mi riguarda, la cosa eclatante è che Repubblica dia la notizia (leggi: che qualche testata mainstream se ne sia accorta).

(via Fuoridalcoro)

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blog fotogramma

di svaroschi (17/02/2005 - 17:39)

Anche questo va detto: Romano Prodi ha un blog. Embrione di blog (ahi! forse non si dovrebbe dire "embrione" di questi tempi...).

Ad Antonio Sofi questo primo post (lo definisce "fotogramma") piace.

Per il momento sospendo il giudizio. O, come direbbe Perry Mason, mi riservo di sentire il teste in un secondo momento.

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Diritti online?

di svaroschi (15/02/2005 - 17:31)

A proposito di Internet sì, no, forse...(questioni politiche di qualche giorno fa)

Qualche giorno fa è stato presentato il nuovo Codice della Pubblica Amministrazione Digitale: a una prima occhiata pare sancisca il diritto di usare la modalità informatica per tutti i rapporti con qualsiasi amministrazione statale.

Cito dall'articolo 3: "Non sarà più possibile quindi per un'amministrazione o per un gestore di pubblico servizio obbligare i cittadini a recarsi agli sportelli per presentare documenti cartacei, per firmare fisicamente domande o istanze, per fornire chiarimenti: per tutto questo deve essere sempre e dovunque disponibile un canale digitale sicuro, certificato e con piena validità giuridica che permetta di dialogare con la PA dal proprio computer".

Inoltre si parla di obbligo di mettere tutta la modulistica online, da rispettare per le pubbliche amministrazioni entro due anni (se succede davvero mi mangio il guanto di pile che non ho perso a Parigi due giorni fa - lo custodirò gelosamente a questo scopo).

Molto innovativo, ma alquanto nebuloso, almeno secondo me, il diritto alla partecipazione di cui si parla all'articolo 8:
"I cittadini hanno diritto di partecipare al processo democratico e di esercitare i diritti politici usufruendo delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie".

In altre parole (concrete)?


(via Zeusnews - che ha rinnovato la grafica)

Update: risposta di mio padre alla mia domanda di sopra: "Il voto elettronico via Internet o, almeno, mediante computer presso il seggio elettorale; ma prima che qui da noi possa essere accettata e praticata una cosa simile .... campa cavallo !"

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Dio non vota

di svaroschi (19/10/2004 - 13:13)

Bandito da reti televisive varie ed eventuali, Beppe Grillo dice la sua su Internazionale.

E ci ricorda che non si dovrebbe tirare in mezzo alla campagna elettorale chi (Chi?) non va nemmeno a votare, per quanto illustre sia...

Anzi.

(per la cronaca trovo sommamente irritante chi si autoelegge "braccio di Dio" et similia in qualunque contesto)

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Città senza cittadini

di svaroschi (07/10/2004 - 11:13)

Per chi vive in una grande città ci sono cose su cui si riflette presto o tardi.

Anzi presto e basta quando, come è successo a me, ci si trasferisce da un grande paese a una grande città. Si viene catapultati in un mondo nuovo fatto di persone e cose totalmente fuori dalle prospettive precedenti. Si conoscono realtà nuove, prime fra tutte la miseria e la difficoltà di integrarsi, che le grandi città ostentano in varie forme. I paesi le contengono in ugual modo, ma in forme meno varie e più circoscritte. Meno visibili.

Poi, purtroppo, come per tutto forse, ci si abitua. Ci si stacca da quella che può essere pietà o compassione o chissà che altro.

La città è complicata, la città è molteplice. La città attrae, ma poi respinge.

No, le persone respingono. Le persone rinunciano (piuttosto che scegliere, forse) a essere parte di qualcosa, rinunciano agli altri.

 

Succede spesso di farci guidare da pregiudizi nelle azioni spicciole. Noi, proprio noi, così tolleranti (dopo analisi meditata, “tolleranza” risulta essere una parola orrenda, tra l’altro), noi che non faremmo mai un discorso razzista e rispettiamo (o tolleriamo?) la diversità. Però poi ci capita di vedere un tizio trasandato o di colore ed ecco, nel migliore dei casi, ci ritraiamo.

Carlo parla di un episodio che probabilmente è capitato a tanti di noi e riflette:

Un elemento ha accomunato quell'uomo a me: la consapevolezza. Consapevolezza dei ruoli, della diffidenza quotidiana, dei pregiudizi e delle aspettative che quei pregiudizi possono lasciare irrealizzate, in una grande città del nostro grande Paese […] Al punto che, di fronte a un semplice gesto di attenzione, quell'uomo si è sentito spinto (forse per sua abitudine, non certo mia) a ringraziare con un altro gesto, fisico, intimo; a scambiare quello che in una chiesa credo tutt'ora si chiami un segno di pace.

 

La conclusione parla della città di Milano, ma non è forse così lontana da analoghe considerazioni relative alle grandi città in generale. Almeno per quel che vedo io vivendo a Bologna.

E' proprio la logica del "cosa costa" che non è più accettabile.

Purtroppo costa molto. Il prezzo è la diffidenza, il silenzio, la chiusura, l'intolleranza nei confronti di chiunque, anche di chi prova a integrarsi cercando lavoro e mettendosi in regola; quella "stanchezza quotidiana" che sta facendo rinchiudere Milano in se stessa, nella convinzione di essere capace di andare avanti a prescindere, nella pre-sunzione del suo pre-giudizio: il giudizio di essere davanti, migliore, prima appunto. Ma da sola.

 

Sempre più distanza, diffidenza.

Sempre più cittadini senza città. O meglio, cioè peggio, sempre più città senza cittadini.

 

(leggete tutto il post - ne vale la pena!- su Fuori dal coro)

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La zona ambigua della smentita

di svaroschi (07/10/2004 - 11:01)

Cosa pensano le persone quando credono che uno dei più grandi intellettuali italiani contemporanei si sia pronunciato circa questa moderna istituzione nazionalpopolare qual è diventata la velina? La frase “Siamo tutti veline” è lì, prima di ogni stacco pubblicitario (almeno così leggo su Webgol) del programma per l’elezione.

Alcuni intuiscono che l’intenzione di Eco sia positiva, benevola o quantomeno di “sdoganamento”(parola che non mi piace, ma fa niente). Molti suppongono che dietro ci sia qualcosa di estremamente profondo, a seguito di una notevole e meditata analisi, ma prendono la frase per buona, magari non ritenendosi all’altezza di tale riflessione (il rapporto tra intellettuale e pubblico è un altro problema---!nella lista di cose di cui parlare!---)

Curioso che

"Però tutti coloro che mi hanno interrogato su quella frase non mi hanno mai domandato perché avessi pronunciato una bestialità. Al contrario, si congratulavano o mi chiedevano quale fosse il senso profondo della mia affermazione. Se la frase appariva in televisione, andava presa sul serio." (Umberto Eco)

Questo è sintomatico. Purtroppo.

Su Webgol, Antonio Sofi parla della diffusione (qualitativa e quantitativa) che può avere una frase come questa. A quanto pare, ad esempio, ci sono persone

che semplicemente hanno accolto questa affermazione nel loro bagaglio retorico. A spulciare nei circa 50 risultati di google si trovano alcuni blog, periodici on line, ma c'è anche chi l'ha messo come signature nello user di un forum. Per dire.

Questo è un esempio minimo e innocuo, in fondo. […]Ma altre volte è successa - e può sempre succedere - anche per temi e argomenti più importanti di questo: informazioni che si sono velocemente diffuse e successivamente sono state smentite o confutate.

La velocità di diffusione di una informazione è (potenzialmente) molto elevata (via passaparola, via media, in rete), ma funziona in modo dissonante rispetto alle smentite e alle correzioni”.

 

Dov’è il limite fra la “libertà di rete” e la tutela della privacy di eventuali soggetti di queste informazioni?

Sofi prosegue:

”Quali sono le zone ambigue? Il pezzo pubblicato, per esempio, che rimane lo stesso. I giornali hanno l'obbligo di legge (se accertata la non veridicità - ma spesso è atto di mutua gentilezza) di pubblicare la smentita dando ad essa lo stesso spazio dedicato all'articolo sotto accusa. Ma non possono certo modificare l'articolo apparso nel giornale del passato, che rimarrà tale e quale nelle case di chi l'ha comprato, nelle biblioteche, negli archivi dei giornali. (Chissà se lo cambiano negli archivi on line, o ci mettono una nota). Ambiguità che si accentua con la rete”.

Il blogger, ad esempio. Che magari non si chiede cosa accadrebbe se fosse lui a trovarsi in una situazione del genere.

Cosa dovrebbe fare il blogger in situazioni come queste? Ha dei doveri quando scrive?

Alcuni sottolineano come l’attuale assenza di regolamentazione del sistema blog sarà destinata a scomparire. “Il rischio, osserva Carlo Formenti “è quello insito nella sensazione di totale libertà e onnipotenza data dai blog. Probabilmente, come già ora accade in America, i blogger andranno incontro a censure e contraccolpi di tipo giuridico o politico”. Insomma, potrebbero arrivare querele, per esempio, o limitazioni della libertà di espressione.

Le conseguenze? Presumibilmente maggiore attenzione e autocensura e poi una scrematura fisiologica.

E se, come tempo fa ha scritto Sofi, il sistema dei weblog trovasse un suo spazio nella sfera giornalistica?

“La vera potenzialità intrinseca dei blog è proprio quella di abitare lo spazio intermedio dell’approfondimento giornalistico.
[…]Nei blog la risorsa tempo non è così scarsa ed esigente come per altri soggetti dell’informazione professionale, e Internet, da questo punto di vista, dà infinite possibilità comparative.[…] I blog quindi, a mio parere, creano a tutti gli effetti un nuovo campo giornalistico.

Un campo che si inserisce coerentemente all’interno della terra di nessuno intermedia generata dalla velocizzazione del giornalismo, e con alcune caratteristiche assai distintive, tra cui la capacità di restare comunque attaccato al presente e all’attualità, dato il suo aggiornamento continuo, la possibilità di approfondire la notizia e di contestualizzarla, e di sfruttare al meglio la condivisione della conoscenza tramite un approccio divulgativo e personalizzato”.

 

Il primo problema, a monte, è che manca la percezione della necessità della correzione, dell’esigenza della correzione.

Il secondo è pratico. Come sfruttare le potenzialità del blog in merito alla suddetta questione?


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Ma andate alle conferenze stampa dei Blue...

di svaroschi (06/10/2004 - 11:09)

(copio dal blog perchè il permalink non funziona e, d'altronde, il suddetto blog non ha la funzione "commenti")

30 settembre:

Pare che alla conferenza stampa milanese dei Rem (altre cose, qui) in cui si presentavano il cd nuovo e il singolo “Leaving New York” un giornalista abbia formulato un’articolata domanda a Michael Stipe su ciò che avesse voluto dire del vivere a New York in quella canzone e perché la vita a New York ne fosse l’oggetto. Qualcuno lo ha fermato prima che Stipe rispondesse, purtroppo.

(Wittgenstein)

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Surreality, si ricomincia!

di svaroschi (27/09/2004 - 10:13)

Si apre ufficialmente l'anno sociale del FRARS (Fronte Resistenza Ai Reality Show).

Osservo con occhio esterno, deformato professionalmente (ah, i matti e disperatissimi studi di comunicazione, annessi e connessi!), nonchè un po' schifato, tutto questo bailamme.

Sostanzialmente sono io vs. le mie tre coinquiline reality - addicted...e i miei sforzi per sopravvivere!!

Quest'anno i nemici da fronteggiare sono (per ora):

  • Grande Fratello
  • Amici di Maria De Filippi
  • L'isola dei famosi

Le mie amiche stanno adoperandosi per imparare nomi e reciproche relazioni. Io cerco di sfuggire e trovare altro da fare o non essere permeata dal mare di scemenze che fluiscono liberamente dallo schermo televisivo. Cercando di non essere troppo caustica nelle mie osservazioni (la convivenza è pur sempre convivenza).

Chè poi alle mie amiche voglio un gran bene...ma siamo uno vs. tre. Se lo moltiplicate per tre reality si può immaginare quanto è dura...

Comunque per il momento l'unica annotazione, non mia, da fare è sulla stravaganza (?!) dei concorrenti del Grande Fratello di quest'anno. Come Tom, no comment.

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Non ti offendi se ti dico che sei trendy?

di svaroschi (13/09/2004 - 12:06)

Già di mio negli ultimi tempi le cose troppo popolari (nel senso di "famose, di cui si parla molto")mi insospettiscono.

Già di mio gli intellettuali e gli alternativi a tutti i costi mi innervosiscono.

Poi mi capita di leggere qualcosa che mi fa pensare che i miei sospetti non sono del tutto ingiustificati:

"Aahhhh, il Festival di Mantova è meraviglioso. Del resto, non lo scrivono da mesi tutti i giornali? Il Festival di Mantova è l'unico luogo nel quale chiunque vada può sentirsi diverso, migliore, partecipe di un fenomeno unico al mondo".

Leggetevi tutto il post di Carlo Annese e poi ditemi... Personalmente trovo che l'episodio sia assurdo.

Razzismo giornalistico?

La mia personale idea è che lo sport possa essere cultura. Di sicuro è più probabile che questo avvenga in forma cartacea che non televisiva, per come sono gli assetti massmediatici odierni (almeno in Italia). Appena avrò tempo approfondirò.

(da Fuori dal coro)

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Basta poco...e checce vò!

di svaroschi (07/09/2004 - 20:40)

Il mio amico Marco mi dice spesso che sono un raro caso di esemplare di ragazza intelligente (siamo sull'antropologia da due soldi, temo). Ho sempre trovato la cosa abbastanza incomprensibile: io ne conosco un sacco di ragazze intelligenti....avrò avuto fortuna io? sfortuna lui?

Un giorno ho conosciuto alcune delle ragazze che frequenta, sue amiche sin dagli anni del liceo. Fin qui tutto a posto: ragazze carine, simpatiche, bel carattere, per quel che ho avuto modo di vedere.

Poi dopo un po' mi sono venute in mente alcune delle frasi sentite quel giorno:

"...uhm, leggi Repubblica? Marco, ma le tue amiche sono tutte comuniste!"(mi accerto che non stia scherzando... e a quel punto che posso dire?)

Ecco, chi mi conosce sa che non sono certo comunista, anzi. Dove "anzi" non vuol dire assolutamente "di destra", bensì "non comunista". E chi mi conosce sa che non mi piacciono le semplificazioni e le generalizzazioni. L'equazione Repubblica=comunismo era pure sbagliata, in modo palese.

"Ascolto più o meno tutti i generi musicali, tranne i cantautori. Sono tutti di sinistra, scrivono tutte quelle canzoni a sfondo sociale, che sembra che tutto il mondo va male, sempre contro chi sta al governo..."

Il discorso è finito altrove prima che potessi balbettare (e anche qui, cosa si può dire di fronte a questi modi di vedere le cose?!) che, se non altro, i cantautori scrivono anche canzoni d'amore e che, insomma, se De Gregori fosse di destra non avrebbe scritto "La storia siamo noi", ma magari "La donna cannone" sì, e io comunque ricaccerei indietro i lacrimoni ogni volta che la sento, che il suo autore sia di destra, sinistra, centro, sopra, sotto, in mezzo...Tanto per dirne una.

Insomma, però ho capito che la valutazione di Marco è frutto di prospettive e che la cosa va a mio favore (o della mia intelligenza, o della presunta tale) per una questione di sfumature che, a quanto pare, nella gamma che va da intelligenza a stupidità e ritorno, sono più di quanto pensassi. Tendenzialmente è facile estremizzare, specie in questioni come questa. Se una persona non ci sembra intelligente, e in genere per considerarla tale dobbiamo pensare che lo sia in misura sensibilmente superiore a noi, è facile spesso bollarla come stupida. Invece...

Fiuuu! E dire che ho davvero temuto di essere un genio incompreso da me stessa.

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Il muro, unico media libero?

di svaroschi (23/06/2004 - 13:54)

Riccardo Orioles su Zeusnews pone un'interessante quesito sulla situazione italiana dopo il decreto Urbani.

Devo andare a comprare una bomboletta?

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Del giornalismo (e dei giornalisti)/1

di svaroschi (31/05/2004 - 16:38)

Capisco che un giornalista qualche domanda debba pur farla.

Specie se la notizia è di quelle che ti danno la prima pagina o i primi servizi al telegiornale.

Specie se durante il servizio devi far vedere che intervisti la gente del luogo, che rincorri chi conosceva la persona in questione.

Specie se non puoi fare a meno di cercare, strappare qualche briciola di notizia su come fosse questa persona, perchè altrimenti come li fai tre-quattro servizi su uno stesso argomento, occupando mezzo telegiornale?! E sì, signor giornalista, qualcosa dovrai pure inventartela, capisco...

Ma, dico, in casi come questo è davvero necessario porre domande del tipo: "Era un ragazzo ottimista?"(tg1 odierno delle ore 13.30)

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